Descrizione
Il Piano Strategico Operativo per il Controllo della PSA (agosto 2026) definisce la Zona A (denominata anche Zona di circolazione virale, Zona di Controllo dell'Espansione Virale - CEV o Zona soggetta a restrizioni 2) come l'area a maggiore criticità gestionale del subcluster Toscana ed Emilia-Romagna. Essa comprende i territori con casi recenti di Peste Suina Africana o ad essi immediatamente contigui.
Di seguito la sintesi degli aspetti chiave inerenti la Zona A articolati per obiettivi, strategie operative e scansione temporale.
1. Inquadramento e Obiettivi Epidemiologici
L'obiettivo prioritario della Zona A è ridurre la pressione virale ambientale e contenere l'espansione dei focolai attivi, prevenendo l'ingresso dell'infezione negli allevamenti domestici.
In quest'area, le azioni si concentrano su:
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Ricerca e rimozione rapida delle carcasse: costituiscono il principale serbatoio ambientale del virus.
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Controllo selettivo a basso disturbo: finalizzato a limitare lo spostamento e la dispersione degli animali.
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Biosicurezza rafforzata: con particolare attenzione agli allevamenti tradizionali e semibradi e all'interfaccia bosco-allevamento.
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Depopolamento adattativo: applicato in modo più incisivo esclusivamente nelle Unità di Gestione (UDG) in cui sia garantita un'adeguata e "robusta" sensibilità della sorveglianza epidemiologica.
2. Strategia Temporale e Operativa
Fase 1 (Marzo – Agosto): Contenimento attivo e rimozione del serbatoio virale
Durante il periodo primaverile-estivo, la priorità assoluta è abbattere la carica virale presente nell'ambiente. Sebbene le alte temperature riducano la persistenza del virus, la circolazione virale può continuare attraverso carcasse residue e contatti individuali.
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Ricerca dinamica delle carcasse: Organizzata su "celle" individuate dagli Osservatori Epidemiologici e aggiornate ad ogni nuovo caso riscontrato.
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Nelle aree impervie e boscate: Si impiegano prioritariamente unità cinofile ENCI addestrate.
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Nelle aree accessibili (fondovalle, piste forestali): Operano gruppi a piedi con tracciamento GPS e l'ausilio di cani da traccia.
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Abbattimento selettivo mirato: In questa fase il depopolamento deve essere esclusivamente a basso disturbo per non disperdere i gruppi di cinghiali. I prelievi si concentrano su:
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Maschi subadulti dispersori;
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Femmine adulte e subadulte prive di striati;
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Capi presenti lungo i corridoi ecologici, aree di connessione, punti d'acqua e margini bosco-coltivo.
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Trappolaggio: Utilizzato in modo continuativo nei siti idonei e nelle porzioni esterne della zona.
Fase 2 (Settembre – Febbraio): Depopolamento adattativo e risoluzione dei focolai residui
Con l'abbassamento delle temperature aumenta il rischio di persistenza del virus nelle carcasse. In questa fase si applica un depopolamento integrato, la cui intensità dipende dalla sensibilità della sorveglianza costruita nella Fase 1:
| Categoria UDG in Zona A | Rischio Prevalente | Misura Principale | Attività Collettive Consentite |
| Casi recenti / Focolai attivi | Elevata persistenza dell'infezione |
Ricerca carcasse + Abbattimenti selettivi |
Possibili interventi di girata mirati/supervisionati solo in porzioni dove i cani hanno già dimostrato l'assenza della malattia. |
| Dati epidemiologici limitati | Incertezza |
Ricerca carcasse + Selettivo + Trappolaggio |
Modulabili in base ai nuovi dati di sorveglianza acquisiti. |
| Elevata sensibilità della sorveglianza | Densità residua |
Abbattimenti con metodi collettivi |
Consentiti con al massimo 3 cani e senza limiti di operatori. |
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Calendario operativo Fase 2:
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Settembre: Aggiornamento classificazione UDG, monitoraggio aree trofiche autunnali, selezione e trappolaggio.
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Ottobre – Gennaio: Massima intensità operativa coordinata nelle UDG compatibili e ricerca carcasse.
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Febbraio: Consolidamento dei risultati, verifica target e ricerca carcasse di controllo.
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3. Territori e Comuni Prioritari in Zona A
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Comuni a ricerca intensiva di carcasse:
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Bologna: Lizzano in Belvedere, Alto Reno Terme.
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Modena: Fanano.
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Lucca: Barga, Bagni di Lucca, Borgo a Mozzano, Coreglia Antelminelli, Fabbriche di Vergemoli, Gallicano, Molazzana, Stazzema, Villa Basilica.
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Pistoia: Marliana, Pescia, Pistoia, Sambuca Pistoiese, San Marcello Piteglio.
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Aree e UDG a prelievo selettivo permanente: Include specifiche UDG delle province di Bologna, Modena, Pistoia, Lucca e Massa-Carrara, oltre ad aree protette come il Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane, le riserve di Orrido di Botri, Acquerino, Piano degli Ontani, Campolino, Abetone e i parchi regionali del Corno alle Scale e dell'Alto Appennino Modenese.
4. Indicatori di Monitoraggio Mensili per la Zona A
Per verificare l'efficacia degli interventi in Zona A, il piano richiede il monitoraggio costante di:
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Nuove positività e nuovi focolai (per aggiornare la mappa del rischio).
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Celle ricercate e tracciamento GPS delle perlustrazioni (per valutare la copertura della sorveglianza).
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Tempo di rimozione e smaltimento delle carcasse (per garantire l'effettiva riduzione della carica virale nell'ambiente).
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Ultimo aggiornamento: 14 agosto 2026, 12:10